Wolfgang Berkowski
A close approximation of the absent
(as close as can be)


A close approximation of the absent (as close as can be)’ presents a story that unfolds through a succession of thirty-two photographs. Their true nature remains undisclosed, as the images themselves are not shown. In their place are the recorded voices of twelve people who, uncoached by the artist, describe what they see and are presented, one speaker for each voice, in an audio installation. The descriptions span a wide range from technical lists of content to highly personal analysis, breaking down the seemingly inherent objectivity of the medium and instead focusing on the subjective truth of the witness, the one who was there.

A close approximation of the absent (as close as can be)’  “un quasi avvicinamento all'assenza (il più quasi possibile)” consiste in una storia che si rivela attraverso la successione di trentadue fotografie selezionate dall’artista. Le immagini non sono visibili in mostra ma sono “presenti” grazie alle voci registrate di dodici persone che, istruite da Berkowski, le descrivono, ognuno con la propria particolarità di vedere e raccontae le “cose”. L’istallazione audio, che comprende dodici microfoni con tutti gli elementi tecnici per il loro funzionamento, crea un momento corale e di condivione di diversi punti di vista su la stessa storia, pur mantenendo l’individualità del singolo narratore che viene evocato nella sua fisicità proprio dall’asta e microfono. Le descrizioni sono molto diverse tra loro e vanno da liste tecniche, a quelle di contenuto, ad associazioni strettamente personali. In questo modo viene minato alla base la carettiristica di oggettivita che di solito viene affidata alle fotografie. La loro natura più intima rimane nascosta, proprio come le immagini stesse che non sono mostrate, favorendo e focalizzando l’attenzione sulla verità soggettiva del testimone, l'unico ad essere stato lì a contatto con la sequenza.

Wolfgang Berkowski (German, since 1999 lives and works in Rome) uses a wide variety of media including video, neon signage, architectural installations, performances, objects and drawings. Based on the idea of the laboratory his works deconstruct and analyze communication and psychological spaces in order to isolate single significant elements, their relationships and meanings. His recent exhibitions included solo and group shows at Palazzo Barberini, Rome; Gallery Seventeen, London; Re Rebaudengo, Guarente; Gallery Thaddeaus Ropac, Paris; Orchard St. Gallery, New York, Galeria Paolo Bonzano, Rome.



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