Enrico Bertelli
LIVING MEMORY

Il mio lavoro esplora la possibilità dell’errore di modificare la percezione e l’approccio alla realtà, è il mio punto di vista sulla vita ,sulla realtà,di cui io vorrei mostrare la" complessità".Ma per spiegarmi meglio dovrei fare un passo indietro alle origini quando ho cominciato a fare le prime cose,dopo la scuola io lavoravo come illustratore per quotidiani e presso uno studio di cartoni animati dove disegnavo i fondali(scenografie) dove si muovevano i vari personaggi,in questo lavoro producevo molti scarti ,prove colore ,schizzi sbagliati ….etc,e che mettevo da un parte, poi ho cominciato a comporli in piccoli collage astratti e mi accorsi che questi piccoli collage mi emozionavano dieci ,venti ,cento volte di più ,mi resi conto senza possibilità di dubbio che quella era la cosa volevo fare.

Sentivo una identità,una somiglianza impressionate  fra me e quei pezzetti di carta, lì è nata la consapevolezza e da lì ho cominciato a ragionare sul perché sono così attratto dalle cose che provengono da un errore e naturalmente sono ancora qui dopo molti anni a lavorarci quotidianamente. Non so come dire,ma io paradossalmente  non cerco di fare dei lavori "belli" ma la mia principale intenzione e di mostrare la mia idea del mondo,vorrei andare contro l'arroganza!contro l'arroganza dell evidenza.Guardando un mio quadro si dovrebbe percepire il tentativo di valorizzare le cose trascurate,non viste,marginali,sbagliate.Certamente mi confronto con l'aspetto estetico del quadro perché alla fine ho bisogno che(molto banalmente ) il quadro mi piaccia!ma il progetto estetico passa attraverso il filtro di quello concettuale.

Il mio percorso creativo è la storia di un rapporto irrisolto(e mai lo sarà probabilmente)fra me e i miei errori.Affido ai miei lavori il compito di condividere anche con gli altri questa posizione.


Dal 20 novembre al 10 dicembre 2015
@SRISA Gallery of Contemporary Art
My work explores the possibilities of how error can modify our perception of reality and how we approach it. My work expresses my point of view on life, and reality, of which I’d like to show the “complexity”. To better explain myself, I have to go back to when I made my first pieces. After school, I worked as an illustrator for newspapers, and at a cartoon studio where I drew the backgrounds through which the various characters moved. While doing this work, I discarded lots of stuff: color proofs, drawings that went wrong, etc. Instead of throwing these failures away, I set them aside, and later used them to compose abstract collages. I realized these little pieces excited me much, much more than the actual work I was doing, and knew without a doubt that that’s what I wanted to do.

I identified with those scraps of paper, felt there was a likeness between us. An awareness was born, and I began to think about why I was so attracted to things that result from mistakes. After many years of working on them, with them, I’m still doing it.

I can’t explain it, but paradoxically I don’t try to create “beautiful” pieces. My main intention is to show my idea of the world.  I’d like to go against arrogance, especially the arrogance of evidence. Looking at one of my paintings, I hope one perceives an attempt to give value to neglected things, unseen things, marginal things, mistakes. Certainly I deal with the aesthetic aspects of a painting, because in the end the painting (however banal this may be) has to please me. But the aesthetic design must pass through the filter of the conceptual plan.

My creative course is the story of an unresolved relationship (it’ll probably never be resolved) between me and my mistakes. I leave to my works the task of sharing this position with others. 


From November 20 to December 10, 2015
@SRISA Gallery of Contemporary Art
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