Eloise Ghioni
Waterline
curated by Andrew Smaldone

A good example of such mapping occurred in May 2009 in an installation where the artist suspended two mural size sheets of rice paper horizontally in a space existing between the floor and the ceiling. Fundamentally, then, what Ghioni did was to place another ceiling in-between two easily recognizable planes. Yet, the mid-level ceiling she introduced was not fixed or rigid but rather ephemeral and transparent. Intermittently, there were also geometric patterns and concentric circles placed atop the paper in soft tones with the occasional hint of color. The result was that as the viewer walked through the ‘corridor’ sunlight streaming in from the window, geometric pattern, and wall/ceiling/floor all became elements that intermingled to form an uplifting, rather positive reflection on space and existence in a shared place (in this case Galleria neon>campobase in Bologna).

What Ghioni has proposed for Waterline at SRISA Gallery is both related and drastically different from the installation just described. The similarities have much to do with the fact that both installations deal with suspending material to a very delicate point of tension; a balance where the work is easily destroyed by the collapsing of a support holding the material temporarily in place. The most obvious difference being that a viewer is not able to move through the space but is rather invited to look and see the installation from several different points of view including: the gallery window and the two doorways that lead into the gallery proper.

The artist also places a strong emphasis on the duality between the emptiness of the white gallery and the fullness that is simultaneously created by the horizontal bands traversing the space, or even vice versa with the gallery representing fullness and the horizontal bands idealizing the void. A situation of stasis is invoked, which encourages the idea of time as infinite to take form. Slowness, concentration, and awareness of time, then, become deciding factors in our perception of all the different elements present in the installation, clearly reminding us that although we are in the same space-place our perceptions of it differ based on the simple act of changing our point of view.
Un ottimo esempio di -mappatura- è il lavoro esposto alla Galleria neon>campobase di Bologna nel 2009, dove l'artista ha interagito con lo spazio attraverso un’ istallazione composta da due lunghi fogli in carta di riso, sospesi a mezz'aria tra il pavimento e il soffitto. Fondamentalmente quello che ha fatto Ghioni è stato inserire un altro soffitto tra due piani che sono facilmente identificabili. Ma questo ‘nuovo livello’ creatosi nello spazio non era fisso o rigido bensì effimero e trasparente. Sulla carta erano disegnati dei segni geometrici: cerchi concentrici o grandi punti bianchi, per lo più i toni erano lievi, delicati e solo in alcune parti si scorgevano delle sfumature di colore più intenso. Il risultato dava al fruitore la possibilità di camminare attraverso un ‘tunnel’ ancestrale, dove la luce del sole in dialogo con i segni geometrici sulle carte, e lo spazio ridefinito in questa nuova fisionomia (parete, soffitto, pavimento), diventavano tutti elementi che mescolati tra loro, creavano una riflessione edificante oltre che positiva sullo spazio e l’Esistenza in un luogo comune (la galleria).

Il lavoro che Ghioni ha proposto per Waterline alla SRISA Gallery è strettamente relazionato con l’installazione appena menzionata anche se drasticamente diverso. Ciò che accomuna le due installazioni è che entrambe sono poste in sospensione e realizzate con un materiale molto delicato, inoltre i punti di ancoraggio, volutamente precari, creano un equilibrio statico facilmente intaccabile dal collasso strutturale esercitato dagli elementi messi in tensione tra di loro. La differenza più ovvia è che lo spettatore non è in grado di passare attraverso lo spazio, ma è invece invitato a guardare e a fruire l'installazione attraverso più punti di vista: esternamente, dalla grande vetrata, mentre all'interno dell'edificio, tramite i due accessi che conducono allo spazio della galleria.

L’artista pone una forte enfasi sulla dualità tra il senso di vuoto della galleria bianca e la pienezza creata dalle bande orizzontali che attraversano lo spazio, o viceversa, quindi la galleria che rappresenta la pienezza e le bande orizzontali che idealizzano il vuoto. Una situazione di stasi è invocata ed incoraggia l'idea di tempo infinito/indefinito che in questo luogo prende forma. Lentezza, concentrazione e consapevolezza del tempo, diventano fattori determinanti per la percezione di tutti gli elementi presenti nell'installazione, tutto ciò ci rammenta che pur stando nello stesso spazio-luogo la nostra percezione è diversa semplicemente cambiando punto di vista.
Smaldone New Works
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