Eloise Ghioni
Memoires of Green

Il 13 febbraio 2013 la SRISA Gallery of Contemporary Art presenta la personale di Eloise Ghioni, Memories of Green. Per questa esibizione Ghioni mostra una serie di nuovi lavori: un video sonoro, una scultura, ed altri lavori che evidenziano la relazione tempo-memoria. Il titolo e’ una citazione della canzone Memories of Green di Vangelis tratta dal film Bladerunner. La musica riempie lo spazio con sonorita’ minimali e dissonanze eteree. In questa intervista con il curatore Andrew Smaldone, la Ghioni ci spiega il progetto di questa mostra e lo mette in relazione con la sua ricerca artistica.

Andrew Smaldone - Questa è la tua seconda mostra personale alla Srisa. Com’è cambiato il tuo lavoro rispetto alla precedente esibizione del 2009?
Eloise Ghioni –  Più che di cambiamento, parlerei di un naturale processo di evoluzione. Credo di aver maturato una maggiore consapevolezza rispetto: il mio lavoro, la mia ricerca ed a quello che per me ha senso raccontare agli altri, perché difatto fare arte significa proprio questo: narrare una visione.

AS - Mi hai menzionato  il tuo interesse per il pezzo musicale “Memories of Green” di Vangelis, tratto dal film The Blade Runner. Come interagirà questo brano all’interno della mostra?
EG –  "Memories of Green" oltre ad essere una pietra miliare musicale nella storia del cinema (Vangelis per Blade Runner), fa riferimento ovviamente ad un preciso personaggio del racconto di  The  Bladerunner  (1974) di Alan Edward Nourse, ovvero  Rachael; il 'replicante' più evoluto, capace di essere in grado di esprimere e provare sentimenti umani ed al quale sono stati impiantati ricordi di un'infanzia mai vissuta.
E il paradosso che ne nasce, mette in evidenza un aspetto insoluto della percezione soggettiva. Fino a che punto i nostri ricordi sono reali? Ciò che ricordiamo è realmente accaduto o è semplicemente la somma di una serie di dati che abbiamo acquisito, virtualmente o fisicamente nel nostro passato?
La memoria di Rachael è composta sia da episodi di vita mai vissuta (l'infanzia) ma anche di altri recenti, che ripercorrono la vita del replicante. E come il personaggio di Rachael, anche noi stessi siamo soggetti ad esperienze simili, spesso al ricordo si aggiungono una serie di suggestioni personali, emotive, circostanziali; "Memories of Green" (la mostra) racconterà esattamente questo: una mia memoria.

AS – Sono interessato all’elemento del tempo infinito nel tuo lavoro. Puoi raccontarmi come interpreti il tempo nel tuo processo generale di vita e di lavoro?
EG –  La percezione di 'atemporalità' è molto forte nel mio lavoro ed io stessa prediligo concentrarmi e lavorare su temi che abbiano un respiro temporale più ampio.
E' anche un approccio psicologico e mentale che predispone ad avere una visione complessiva dei vari elementi, pur non dimenticandomi ma anzi, ponendo quasi una maniacale attenzione ai singoli dettagli.
Il tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi e che induce la distinzione tra passato, presente e futuro.  E' un elemento che per antonomasia si credeva 'fisso', ma difatto è stato scoperto che è una variabile relativa. Il paradosso che ne nasce, diventa per me l'ennesima fonte di ispirazione.

AS – Legno, carta, pietra e  piume: questi sono i materiali con i quali hai lavorato in passato. Vedi qualche tipo di messaggio nei materiali stessi?
EG –  Mi sono sempre posta il problema della scelta dei materiali con i quali lavorare, il mio approccio è molto pittorico e questo lo si percepisce in ogni opera, ma contrariamente alla pratica di ogni artista che si esprime attraverso la pittura, nel mio lavoro non sono presenti gli elementi base di questa tecnica espressiva, anzi esattamente il contrario.
Sono attratta da tutti i materiali che già strutturalmente possiedono un loro background specifico ma di origine naturale, una sorta di ‘memoria biologica’, mi riferisco al legno, alla pietra, alle piume e ai loro derivati (carte, tessuti etc.). Avere un supporto materico che amplifica la suggestione del significato dell'oggetto, diventa parte essenziale dell'opera stessa, ma al contempo non escludo di integrare materiali artificiali nel prossimo futuro.

AS – Attualmente lavori tra Italia e Liechtenstein. Puoi raccontarmi come questo influenza la tua arte?
EG –Ho vissuto in vari luoghi ed ognuno di essi ha apportato un significativo contributo al mio percorso. Questo avviene normalmente anche semplicemente viaggiando per puro piacere ed è chiaramente più forte nel momento in cui si crea un legame stretto con il territorio, la comunità, e le singole persone con le quali ci si confronta.
Ma per la prima volta sento di essere arriva a 'destinazione'.

AS – Mi ha sempre colpito il fatto che tu sia una persona che ha realizzato i suoi sogni. Credo anche che la tua generosità verso le persone attorno a te abbia contribuito a questo. Ma cosa diresti riguardo i tuoi nuovi sogni?
EG -  I miei nuovi sogni sono molto più privati e personali, e per realizzarli bisogna essere in due..





La mostra e’ visibile dal 13 febbraio al 7 Marzo 2013, dalle ore 12 alle 21. Per maggiori informazioni: 055-4627374, gallery@srisa.org

This February 13th, 2013 the SRISA Gallery of Contemporary Art inaugurates the solo exhibition, Memories of Green by Eloise Ghioni. For this installation, Ghioni presents a series of new works including video, sound, sculpture, and pictoral works that speak of time in relation to memory. The title of the show borrows its name from the song by Vangelis, Memories of Green, from the film Bladerunner. The music fills the space and permeates each work with its minimal sounds and ethereal dissonance. In this interview with curator, Andrew Smaldone, Ghioni explains the motivation for the work and discusses its place within her art practice.

Andrew Smaldone - This is your second solo show at SRISA Gallery. How has your worked changed since your last exhibition in 2009?

Eloise Ghioni – Rather than talking about change, I think it’s more appropriate to speak of a natural process of evolution. I think I have gained a greater awareness regarding: my work, my research and what makes sense for me to tell others. In fact making art means just that: narrarating a vision.

AS - You’ve mentioned to me that you’re interested in Vangelis’s “Memories of Green” from Blade Runner (1982). How will sound play a role in your show?

EG - "Memories of Green" is not only a musical milestone in the history of cinema (Vangelis for Blade Runner), but refers to a specific character named Rachael in the story of The Bladerunner (1974) by Alan Edward Nourse. Rachael is the most evolved 'surrogate'; she is capable of expressing and feeling human emotions. And she also, importantly, received implanted memories of a childhood never lived. The paradox that arises, highlights an unusual aspect of subjective perception. To what extent are our memories real? Things that we remember: did they really happen or are they simply the sum of a set of data that we’ve acquired, virtually or physically in our past? The memory of Rachael consists of both episodes of life never lived (childhood) but also to other recent events, chronicling the life of the surrogate. And like the character of Rachael, even we are subject to similar experiences, often when a memory is triggered one adds a series of suggestions that may be personal, emotional or circumstantial. "Memories of Green" (the exhibition) will tell exactly that: my memory.

AS – I’m interested in an element of infinite time in your art. Can you discuss how you interpret time in your overall process of life and work?

EG – The perception of ‘atemporality’ is very strong in my work, and I myself prefer to concentrate and focus on issues that have a sense of continuous time. It’s also a psychological and mental approach that predisposes me to have a more complex vision of a variety of elements, while at the same time not getting lost within myself. This way of working, ultimately, allows me to have an almost maniacal attention to every single detail.
Time is the dimension in which one conceives and measures the passing of events. It helps us distinguish between past, present and future. Time is an element that was once believed to be ‘fixed’, but has been proven to be relative and variable. The paradox that arises from this situation becomes yet another source of inspiration for me.

AS – Wood, paper, stone and feathers: these are all materials you have worked with in the past. Do you see some kind of message in the materials themselves?

EG - I've always considered the problem of the choice of materials with which to work. My approach comes out of painting and this is felt in every work I make, but – contrary to most painters – my work doesn’t have any of the basic elements of this expressive technique, indeed these days it would appear to be exactly the opposite.
I’m attracted to materials that posses a specific history in their structure, but it’s important that they have natural origins, a kind of ‘biological memory’. I’m refering to wood, stone, feathers, and their derivatives (paper, textile fabrics, etc..). Having a material that amplifies the awesomeness of the meaning of the object becomes an essential part of the work. But at the same time, I’m not ruling out the integration of artificial materials in the near future.

AS – You now work between Italy and Liechtenstein. Can you discuss how this move has affected your art?

EG – I’ve lived in various places and each of them has made a significant contribution to my path. This also happens when I’m traveling for pleasure but is clearly stronger when you create a close connection with the place, the community, and the individuals you interact with on a daily basis. But for the first time I do feel like I’ve arrived at a “destination”.

AS – You have always struck me as a person who has accomplished her dreams. I also believe you have done this by being generous to others around you. But what would you say your new dreams are?

EG – My new dreams are much more private and personal, and to realize them it takes two …



The exhibition is open to the public from February 13th to March 7th, 2013, from 12pm to 10pm. For more information: 055-4627374, gallery@srisa.org

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