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SANTA REPARATA INTERNATIONAL SCHOOL OF ART
FLORENCE - ITALY

REAGAN WHEAT, WORKS ON PAPER

An interview with Regan Wheat by Andrew Smaldone


Andrew Smaldone: We’ve met several times over the past couple of weeks to look and talk about your new work; but before I get into particulars, I wanted to ask you if you could generally discuss how you began the project for this exhibition at SRISA.

Regan Wheat: I was invited to participate in the residency Madeinfilandia at a former silk thread factory and wanted to respond directly to the site, the history of the site, and so I began to research the silk industry in Italy. It is a long and rich history of over 400 years, and I wanted to know why it more or less ended in the early 20th century. When I met with the owner of the “filanda”, he explained that during World War II Americans arrived in Italy with Nylon. This work is in response to this moment in time when Nylon replaced silk, and at the same time the company that invented Nylon, DuPont, was developing the technology for the use of plutonium in the atomic bomb. This marked the beginning of the military industrial complex and the strengthening of the marriage between capitalism and the American idea of democracy and freedom through military action.

AS: You’ve worked with the medium of paper for years: I’ve seen works of yours where paper takes on a very sculptural quality, and I’ve also seen plenty of your drawings. But for this exhibition you are working with old paper you purchased some time ago – can you tell me what kind of paper you are working with?

RW: I am working on blank pages of military school exercise books from the mid 20th century.

AS: When did you become fascinated with the parachute?

RW: The form of the parachute traverses this moment of the end of the silk industry and the beginning of the nylon industry. Before 1939, parachutes were made of silk, and after they were made in nylon. The parachute is neutral, it slows down the fall of something and has political and social implications depending on how it has been used. It is utilized for dropping bombs, dropping soldiers, delivering humanitarian aid, for entertainment, and for sport.

AS: You’ve put in a great deal of time researching this project and have, therefore, created an archive of images, forms and texts. Do you think this archive will continue to play a role in your art in the future?

RW: I’m involved in an ongoing archiving project with the artists and educators Rosenclaire at the moment, which is how the form of this archive was born really, so yes I will continue to work with the archive. To archive something brings up many questions about how knowledge creates and inhabits forms- and if the physical form disappears, does the knowledge also disappear.
Un'intervista con Regan Wheat di Andrew Smaldone



Andrew Smaldone: Ci siamo incontrati diverse volte nelle scorse due settimane per parlare dei tuoi nuovi lavori; prima di calarci nei particolari, volevo chiederti se potresti parlarmi in generale di come hai iniziato il progetto per questa mostra a SRISA.

Regan Wheat: Sono stata invitata a partecipare al progetto artistico “Madeinfilandia” presso un ex-setificio ed ho voluto subito rispondere direttamente al sito, alla sua storia e così ho iniziato a fare ricerca sull’industria della seta in Italia. È una ricca storia, lunga più di 400 anni e volevo sapere perché è finita più o meno agli inizi del 20˚ secolo. Quando l’ho incontrato, il proprietario della “filanda” mi ha spiegato che durante la Seconda Guerra Mondiale gli Americani sono arrivati in Italia con il Nylon. Il mio lavoro è in risposta al momento in cui il Nylon ha sostituito la seta e allo stesso tempo la compagnia che lo ha inventato, la DuPont, stava sviluppando la tecnologia per l’impiego del plutonio nella bomba atomica. Questo ha marcato l’inizio del complesso industriale militare e del rinforzo dello sposalizio fra il capitalismo e l’idea Americana di democrazia e libertà tramite l’azione militare.

AS: Hai lavorato con la carta per anni: ho osservato alcuni tuoi lavori dove appunto la carta acquista una vera e propria qualità scultorea ed ho visto anche tantissimi tuoi disegni. Per questa mostra stai lavorando con vecchia carta che hai acquistato tempo fa; puoi dirmi di che tipo è quella che stai adesso utilizzando?

RW: Sto lavorando su delle pagine vuote di quaderni di esercizi della scuola militare, risalenti alla metà del 20˚ secolo.

AS: Quando sei rimasta così affascinata dal paracadute?

RW: La forma del paracadute attraversa il momento finale dell’industria della seta ed il conseguente inizio dell’industria del Nylon. Il paracadute è neutrale, rallenta la caduta di qualcosa ed ha delle implicazioni politiche e sociali, a seconda dell’uso che ne viene fatto. È utilizzato per il lancio di bombe, di soldati, per la consegna di aiuti umanitari, per l’intrattenimento e per lo sport.

AS: Hai dedicato molto tempo facendo ricerche per questo progetto ed hai quindi creato un archivio di immagini, forme e testi. Credi che questo archivio continuerà a giocare un ruolo nella tua arte nel prossimo futuro?

RW: Al momento sono coinvolta in un progetto archivistico tutt’ora in corso con le artiste ed educatrici Rosenclaire, ed è così che è iniziato appunto questo mio archiviare; quindi si, continuerò a lavorare in questo senso. Archiviare qualcosa suscita molte domande riguardo a come il sapere crei e abiti le forme – e se la forma fisica scompare, come scompare anche il sapere.
SRISA GALLERY OF CONTEMPORARY ART AT SANTA REPARATA INTERNATIONAL SCHOOL OF ART
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